Ella Jane Fitzgerald (Newport News, 25 aprile 1917 – Beverly Hills, 15 giugno 1996) è stata una delle più grandi voci della musica del Novecento.
Chi è considerata la regina del jazz? Soprannominata “Queen of Jazz” e “The First Lady of Song”, ha ridefinito per sempre il modo di cantare jazz grazie a una voce limpida, duttile e potentissima, capace di coprire oltre tre ottave di estensione.
Nel corso della sua carriera, lunga quasi sessant’anni, ha venduto più di 40 milioni di dischi, pubblicato circa 70 album e vinto 14 Grammy Awards, diventando una delle artiste più premiate di sempre.
Oltre alla purezza della voce, Ella Fitzgerald era celebre per la straordinaria capacità d’improvvisazione nello scat, una tecnica che trasformava la voce in strumento musicale. Nei concerti, le sue improvvisazioni potevano durare minuti interi, intrecciando virtuosismi ritmici e melodici che lasciavano il pubblico incantato.
Negli ultimi anni amava divertirsi imitando colleghi come Louis Armstrong, Dinah Washington e Rose Murphy, dimostrando una sensibilità e un’umiltà rare in una leggenda della musica mondiale.
Biografia di Ella Fitzgerald
“Some kids in Italy call me Mama Jazz; I thought that was so cute.
As long as they don’t call me Grandma Jazz.”
(Ella Fitzgerald)
Infanzia e primi anni
Chi è Ella Fitzgerald? Ella Jane Fitzgerald nacque il 25 aprile 1917 a Newport News, in Virginia, da Temperance “Tempie” Henry e William Fitzgerald. I genitori non erano sposati, ma vissero insieme per alcuni anni dopo la sua nascita. Fin da bambina, Ella mostrò un temperamento dolce e una curiosità vivace, ma la sua infanzia fu segnata da povertà e precarietà.
Quando i genitori si separarono, Tempie trovò un nuovo compagno, Joseph da Silva, un immigrato portoghese, con cui si trasferì insieme a Ella a Yonkers, nei pressi di New York. Nel 1923 nacque la sorellastra Frances da Silva, alla quale Ella rimase legata per tutta la vita.
La famiglia viveva in un quartiere povero, abitato perlopiù da famiglie di immigrati italiani. L’ambiente era difficile, ma Ella dimostrò presto una forte capacità di adattamento. Era una bambina riservata, spesso assorta nei suoi pensieri, ma anche brillante e determinata. A scuola si distingueva per il suo talento e per la curiosità verso tutto ciò che riguardava la musica e la danza.
La Bethany African Methodist Episcopal Church, che frequentava regolarmente, rappresentò il suo primo contatto con il canto: tra inni religiosi e cori gospel, Ella scoprì la forza della voce come strumento di libertà e di espressione spirituale.
In quegli anni iniziò anche ad appassionarsi ai dischi di Louis Armstrong, Bing Crosby e delle Boswell Sisters, da cui imparò a riconoscere la potenza del ritmo e della melodia. Della voce di Connee Boswell, la cantante principale del trio, Ella disse:
“Mia madre portò a casa uno dei suoi dischi e me ne innamorai. Cercai di cantare esattamente come lei.”
Il suo sogno di diventare artista, però, dovette affrontare presto il dolore e la difficoltà. Nel 1932, quando Ella aveva solo 15 anni, la madre morì in seguito a un incidente d’auto. La perdita la segnò profondamente: fu costretta a interrompere gli studi e a vivere per un periodo con il patrigno, prima di trasferirsi a Harlem presso uno zio. Harlem, all’epoca cuore pulsante della cultura afroamericana, stava vivendo la stagione d’oro del Rinascimento di Harlem — un luogo dove la musica, la poesia e il jazz cambiavano per sempre la storia della cultura americana.
Fu lì che la timida ragazza di Yonkers trovò la sua voce.
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Ella Fitzgerald: l’esordio e il successo all’Apollo Theater
Nel 1934, ancora adolescente, Ella decise di partecipare a una delle famose Amateur Night dell’Apollo Theater di Harlem, spettacoli aperti a giovani talenti in cerca di un’occasione.
All’inizio doveva ballare, ma presa dall’emozione e dall’insicurezza, cambiò idea all’ultimo momento: si fece coraggio e decise di cantare “Judy” e “The Object of My Affection”, due brani resi celebri dalle Boswell Sisters.
Quando la sua voce si diffuse nella sala, il pubblico — inizialmente distratto — si ammutolì. In pochi minuti, la timidezza lasciò spazio a una sicurezza magnetica: la sua voce limpida e potente conquistò la giuria e la platea, facendole vincere il concorso.
Quella sera, Ella Fitzgerald non solo guadagnò il suo primo applauso, ma scoprì anche la sua identità artistica.
Tra il pubblico c’era Bardu Ali, cantante e collaboratore del leggendario Chick Webb, uno dei batteristi più influenti della scena swing. Ali fu colpito dal talento della giovane e convinse Webb a incontrarla. Dopo un’audizione, Ella venne accolta nella sua orchestra: iniziava così una delle carriere più fulminanti della storia del jazz.
Con la Chick Webb Orchestra, Ella registrò una serie di successi straordinari, tra cui A-Tisket, A-Tasket (1938), canzone che scrisse insieme allo stesso Webb e che vendette più di un milione di copie, trasformandola in una star.
Seguì una scia di brani indimenticabili come Undecided e Mister Paganini, che misero in mostra la sua voce elastica, il senso del ritmo e quella gioia contagiosa che divenne il suo marchio di fabbrica.
Alla morte prematura di Chick Webb, nel 1939, la band decise di proseguire sotto il nome “Ella Fitzgerald and Her Famous Orchestra”, riconoscendo in lei il carisma e la forza che il gruppo aveva perso con il suo leader.
Da quel momento, Ella divenne la prima donna afroamericana a guidare una grande orchestra jazz negli Stati Uniti. Era nata una leggenda.
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Ella Fitzgerald: i trionfi degli anni ’50 e ’60
Gli anni Cinquanta e Sessanta rappresentano l’apice assoluto della carriera di Ella Fitzgerald, un periodo in cui la sua voce, la tecnica e il carisma si fusero in modo perfetto, trasformandola in un’icona mondiale del jazz.
Dopo la lunga esperienza con le big band, la cantante Ella Fitzgerald intraprese un percorso da solista che la portò a esplorare nuovi orizzonti musicali. Con l’etichetta Verve Records, sotto la guida del produttore Norman Granz, pubblicò la straordinaria serie dei “Songbooks”, album dedicati ai grandi compositori americani — da Cole Porter a George Gershwin, da Irving Berlin a Duke Ellington.
Questi dischi non solo resero immortale il suo nome, ma cambiarono per sempre il modo di interpretare gli standard jazz, fondendo eleganza classica e libertà improvvisativa.
Nel 1960, durante una tappa del suo tour europeo, Ella tenne un concerto memorabile alla Deutschlandhalle di Berlino. Quella sera, dimenticando parte del testo di Mack the Knife, improvvisò per diversi minuti, giocando con il ritmo e reinventando completamente il brano. Il pubblico esplose in un’ovazione.
Quella performance, registrata dal vivo e pubblicata con il titolo “Ella in Berlin: Mack the Knife”, vinse il Grammy Award come miglior interpretazione vocale femminile e rimane una delle più celebri esibizioni jazz di tutti i tempi.
Cinque anni dopo, nel 1965, Ella salì sul palco del Lewisohn Stadium di New York accompagnata dall’orchestra di Nelson Riddle per un concerto-evento a favore del Metropolitan Opera House. La sua voce, matura ma sempre luminosa, dominò la serata con grazia e potenza, consolidando definitivamente il suo titolo di “First Lady of Song”.
Nel corso degli anni Sessanta, Fitzgerald continuò a incidere dischi di grande successo e a esibirsi nei teatri più prestigiosi del mondo. Cantò con Frank Sinatra, Dean Martin, Nat King Cole e Dinah Shore, dimostrando una versatilità straordinaria che la rese amata anche fuori dal circuito jazz.
La sua arte travalicava i generi: poteva passare dallo swing al blues, dal samba alla bossanova, mantenendo intatta quella naturalezza che la distingueva da chiunque altro.
Ella Fitzgerald non era solo una cantante, ma una musicista completa, capace di trasformare ogni canzone in un piccolo miracolo di equilibrio tra tecnica, cuore e improvvisazione.
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Ella Fitzgerald: gli ultimi anni e la malattia
Negli anni Settanta e Ottanta, pur riducendo la frequenza dei concerti, Ella Fitzgerald rimase costantemente attiva. Continuò a registrare, a partecipare a festival internazionali e a collaborare con nuovi artisti, mantenendo intatto il rispetto e l’amore del pubblico.
La sua voce, col passare del tempo, si fece più calda e profonda: un cambiamento che aggiunse sfumature nuove al suo repertorio, rendendo ancora più toccanti le interpretazioni dei grandi classici che l’avevano resa celebre.
Tuttavia, la salute di Ella cominciò a peggiorare. Colpita da diabete mellito fin da giovane, negli anni Ottanta la malattia divenne più aggressiva. Le complicazioni le causarono gravi problemi di vista, fino alla cecità completa, e nel 1994 fu costretta a subire l’amputazione delle gambe. Nonostante ciò, continuò a cantare in casa, circondata dai suoi affetti e dai ricordi di una carriera irripetibile.
Ella Fitzgerald si spense il 15 giugno 1996, all’età di 79 anni, nella sua casa di Beverly Hills, in California.
La notizia della sua morte scosse profondamente il mondo della musica: jazzisti, cantanti e appassionati da ogni parte del pianeta le resero omaggio, riconoscendola come una delle più grandi voci di tutti i tempi.
Oggi Ella Fitzgerald riposa presso l’Inglewood Park Cemetery, in California, accanto a molte altre leggende della musica americana.
La sua eredità artistica continua a vivere nelle nuove generazioni di cantanti e musicisti, che ancora studiano e reinterpretano il suo modo di “suonare con la voce” — un talento irripetibile che ha reso la Queen of Jazz una figura eterna nella storia della musica.
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Discografia di Ella Fitzgerald
Le prime registrazioni (1935–1955)
Le prime incisioni di Ella Fitzgerald risalgono alla metà degli anni Trenta, durante la sua collaborazione con l’orchestra di Chick Webb e successivamente con la propria formazione, Ella Fitzgerald and Her Famous Orchestra.
Queste registrazioni, originariamente pubblicate su 78 giri Decca, sono state successivamente raccolte e ristampate in CD nella serie Chronological Classics, che documenta l’evoluzione del suo stile vocale tra swing e jazz.
Tra le più note figurano:
- 1935–37 Chronological (Classics #500, 1990) – con Chick Webb, Teddy Wilson e Benny Goodman
- 1937–39 Chronological (Classics #506 / #518, 1990) – con Chick Webb & His Orchestra e i Savoy Eight
- 1939–47 Chronological (Classics #525 / #566 / #644 / #840 / #998 / #1049) – incisioni con varie orchestre, compresi i suoi celebri standard swing
- 1948–55 Chronological (Classics #1153 / #1195 / #1261 / #1328 / #1404 / #1457) – produzioni con Sy Oliver, Gordon Jenkins e Bob Haggart
Queste opere rappresentano la base del suo repertorio classico Decca, con brani che hanno definito la sua fama internazionale.
Album in studio e dal vivo
Nel corso della sua carriera, Ella Fitzgerald ha pubblicato oltre 70 album, molti dei quali considerati pietre miliari del jazz vocale.
Tra i lavori più importanti:
- Ella Sings Gershwin (1950, Decca)
- Songs in a Mellow Mood (1954, Decca)
- Lullabies of Birdland (1954, Decca)
- Ella Fitzgerald Sings the Cole Porter Songbook (1956, Verve) – inserito nella Grammy Hall of Fame
- Ella and Louis (1956, Verve) – con Louis Armstrong
- Ella Fitzgerald Sings the Rodgers & Hart Songbook (1957, Verve)
- Porgy and Bess (1958, Verve) – con Louis Armstrong
- Ella in Berlin: Mack the Knife (1960, Verve) – vincitore di due Grammy Award
- Ella Fitzgerald Sings the George and Ira Gershwin Songbook (1959, Verve)
- Clap Hands, Here Comes Charlie! (1961, Verve)
- Ella Swings Brightly with Nelson (1962, Verve) – Grammy Award alla miglior interpretazione vocale femminile pop
- Ella and Basie! (1963, Verve) – con Count Basie
- Whisper Not (1966, Verve)
- Ella and Duke at the Côte d’Azur (1967, Verve) – con Duke Ellington
- Ella Fitzgerald’s Christmas (1967, Capitol)
- Sunshine of Your Love (1969, MPS)
- Ella in London (1974, Pablo Records)
- Ella and Oscar (1975, Pablo Records) – con Oscar Peterson
- Fitzgerald and Pass… Again (1976, Pablo) – Grammy Award come miglior album jazz vocale
- A Perfect Match (1979, Pablo Records) – con Count Basie
- Ella Abraça Jobim (1981, Pablo Records)
- The Best Is Yet to Come (1982, Pablo) – Grammy Award 1984
- All That Jazz (1989, Pablo) – Grammy Award come miglior interpretazione vocale femminile jazz
Collaborazioni e incisioni speciali
Ella Fitzgerald collaborò con i più grandi nomi della musica jazz:
- Duke Ellington, Count Basie, Louis Armstrong, Joe Pass, Oscar Peterson, André Previn
- Partecipò al progetto Jazz at the Philharmonic, con concerti registrati a Tokyo (1953) e al Carnegie Hall (1973).
- La sua ultima registrazione risale al 1992: The Setting Sun, brano per la colonna sonora del film omonimo, arrangiato da Billy May.
Antologie e raccolte
Numerose antologie e box set hanno celebrato la sua carriera, tra cui:
- Ella: The Legendary Decca Recordings (1936–45) (GRP, 1995)
- For Sentimental Reasons (1944–51, Decca)
- The Voice of Jazz (1935–89) (Universal, 2013) – Box da 10 CD
- The Complete Ella Fitzgerald Songbooks (1956–64, Verve, 1994) – vincitore del Grammy per miglior album storico
- The Complete Ella Fitzgerald & Louis Armstrong on Verve (1956–58, Verve, 1997)
- Love Letters from Ella (1973–83) (Concord Music Group, 2007) – 2ª posizione nella classifica Jazz Albums
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Filmografia di Ella Fitzgerald
Cinema
Oltre alla musica, Ella Fitzgerald apparve anche in alcune pellicole cinematografiche, mostrando naturalezza e carisma:
- Ride ‘Em Cowboy (Gianni e Pinotto tra i cowboys, 1942) – regia di Arthur Lubin
- Pete Kelly’s Blues (Tempo di furore, 1955) – regia di Jack Webb
- Let No Man Write My Epitaph (Che nessuno scriva il mio epitaffio, 1960) – regia di Philip Leacock
Televisione
- The White Shadow – episodio Time Out (1981)
Nel 1989 partecipò all’album Back on the Block di Quincy Jones, e fino ai primi anni ’90 prese parte a diversi special televisivi dedicati al jazz e ai Grammy Awards.
Ella Fitzgerald: vita privata
Dietro la fama internazionale e i riflettori dei grandi palchi, Ella Fitzgerald era una donna riservata, profondamente legata alla famiglia e al valore dell’amicizia.
Nel corso della sua vita si sposò due volte.
Il primo matrimonio, nel 1941, fu con Benny Kornegay, un impiegato portuale di New York. L’unione, segnata da difficoltà personali, fu di breve durata e venne annullata l’anno successivo.
Nel 1947 Ella sposò il contrabbassista Ray Brown, uno dei più apprezzati musicisti jazz dell’epoca, con cui condivise non solo la vita ma anche il palcoscenico.
La loro collaborazione artistica diede vita a un sodalizio musicale di grande sintonia, basato su rispetto e reciproca ammirazione.
Insieme adottarono un bambino, Ray Brown Jr., che seguì le orme dei genitori diventando a sua volta cantante e musicista jazz.
Nonostante l’amore profondo, la carriera itinerante e le pressioni del successo portarono alla fine del matrimonio nel 1953. Tuttavia, Ella e Ray rimasero uniti da un legame sincero, continuando a collaborare professionalmente e a sostenersi a vicenda.
Per tutta la vita, Ella mantenne uno stile di vita sobrio e discreto, lontano dagli scandali, dedicandosi completamente alla musica e ai pochi affetti veri che considerava la sua famiglia.
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Fitzgerald (Cantante): eredità artistica
Con la sua voce limpida, elastica e riconoscibile fin dalle prime note, Ella Fitzgerald ha ridefinito per sempre il modo di cantare jazz.
Dotata di un’estensione vocale di oltre tre ottave, di un controllo perfetto dell’intonazione e di una capacità improvvisativa senza precedenti, è riuscita a trasformare ogni canzone in un dialogo vivo tra melodia, ritmo e libertà espressiva.
La sua arte ha unito perfezione tecnica e gioia contagiosa, mescolando la purezza cristallina del suono con l’emozione più autentica. Nelle sue mani — o meglio, nella sua voce — il jazz divenne accessibile a tutti: un linguaggio universale fatto di swing, sorriso e spontaneità.
Ella Fitzgerald ha ispirato generazioni di interpreti, da Sarah Vaughan a Billie Holiday, fino alle voci contemporanee di Diana Krall, Amy Winehouse e Norah Jones. Ognuna di loro, in modi diversi, porta con sé un riflesso del suo fraseggio perfetto e del suo spirito libero.
Ma la “First Lady of Song” non fu solo un modello musicale: fu anche una pioniera sociale. In un’America ancora segnata dalla segregazione razziale, Ella si impose con talento e dignità, infrangendo le barriere del razzismo e aprendo la strada a un’intera generazione di artisti afroamericani.
Lo fece senza clamore, con il sorriso e la grazia di chi sa che la vera rivoluzione si compie attraverso l’eccellenza e la gentilezza.
Oggi, a più di venticinque anni dalla sua scomparsa, il suo nome continua a evocare eleganza, swing e libertà musicale.
Ella Fitzgerald rimane la voce che ha insegnato al mondo che la musica può essere allo stesso tempo tecnica e anima, leggerezza e profondità, disciplina e improvvisazione.
Un’eterna regina del jazz, la cui eco non ha mai smesso di vibrare.
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